Ripartire col piede giusto

“Per vivere con onore bisogna struggersi, turbarsi, battersi, sbagliare, ricominciare da capo e buttar via tutto, e di nuovo ricominciare a lottare e perdere eternamente. La calma è una vigliaccheria dell’anima.”

Così dice Lev Tolstoj ed io voglio affrontare il mese prossimo seguendo questa massima.

Non voglio fermarmi più, desidero mettermi alla prova giorno dopo giorno in tutti i settori in cui mi sto cimentando e per quanto riguarda l’argomento scrittura – quello che mi preme di più in assoluto – voglio terminare il mese con una scaletta ben delineata del mio prossimo romanzo e con un nuovo racconto da spedire a un altro concorso (possibilmente senza ritrovarmi all’ultimo giorno utile come ieri, per evitare il devastante stress da consegna). Dopo la lezione di questo mese non mi azzarderò mai più ad affrontare una storia con leggerezza e ci metterò tutta me stessa per migliorarmi e per spezzare la mia routine, anche perché il mio fidanzato ha bisogno del mio aiuto per spezzare la sua ed io devo assolutamente riuscire ad organizzarmi per aiutarlo. Mi sento carica e sento di poter affrontare qualsiasi difficoltà… sarà tutto perfetto? Certo che no! Sbaglierò ancora innumerevoli volte, commetterò decine di errori, ma ogni volta ricomincerò da capo e farò meglio di prima: ci credo davvero che un giorno sarò ricompensata per la mia tenacia.

Tutto questo ottimismo è dovuto a un ricordo improvviso, emerso dalla mia memoria quando mi sono imbattuta in quest’immagine:

Adesso, da adulta, non amo l’estate, anzi… è la stagione che mi piace meno, ma da piccola la aspettavo trepidante e tormentavo i miei genitori per farmi portare al mare. Quando arrivavo alla spiaggia sassosa dove eravamo soliti passare il sabato e la domenica, correvo in acqua e non ne uscivo finché la voce di mia madre mi raggiungeva come un’eco lontana per darmi la brutta notizia che la giornata era già finita. Ero temeraria da bambina: saltavo da uno scoglio all’altro senza paura di scivolare e quando cadevo mi rialzavo senza frignare. Mi divertivo in compagnia dei miei coetanei, ma i momenti che preferivo erano quelli che passavo da sola “a caccia”: era mia abitudine armarmi di secchiello e retino e andare a cercare granchi… ne catturavo tantissimi, ogni volta battevo il mio record e non ho mai fatto del male a nessuno di loro… mi premuravo di non danneggiare i loro corpicini, li mettevo nel mio secchiello pieno a metà di acqua salata, e prima di andare via li liberavo. Avranno di certo avuto una gran paura di quella gigantessa che li imprigionava e ora che ho i mezzi per capirlo sono dispiaciuta di averli terrorizzati, ma a quei tempi quella “caccia” per me era fondamentale perché era il momento della settimana in cui io non ero più la piccola Francesca, ma un’avventuriera in cerca di un tesoro misterioso che avrei trovato soltanto dopo essermi procurata un certo numero di granchi… Ebbene sì! Allora stavo vivendo in prima persona una storia con una trama, una trama molto rudimentale, certo! Ma che vi aspettate da una bambina di cinque anni? Il gene dello scrittore già allora faceva i suoi danni, infatti, quando tornavo a casa, scrivevo qualche appunto comprensibile solo a me (a quattro anni sapevo già scrivere grazie a mia madre) sulle  prodezze che avevo compiuto e fantasticavo di vivere in un mondo incantato, guardando un programma che iniziava con questa canzone:

La mia infanzia è stata splendida e ogni volta che ci penso ritrovo subito tutte le motivazione profonde che mi spingono a inventarmi storie e a scriverle perciò cercherò di farmi tornare in mente la bimba entusiasta che ero ogni volta che un racconto mi metterà in difficoltà: se ci fosse lei al posto mio ne scriverebbe mille di storie e si dimenticherebbe dopo pochi secondi di quelle che non sono venute bene e d’ora in poi farò altrettanto. Promesso.

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