La vita è il naufragio dei nostri piani

By 22 febbraio 2018Cose Belle, Film

Chi ha visto il film ha di certo riconosciuto la frase citata nel titolo di questo post, una verità innegabile, perfetta per introdurre il mio ritorno su Spremuta d’Inchiostro; il blog è stato rinnovato circa un anno fa e da allora non ho più postato niente e non per mancanza di entusiasmo… I naufragi, si sa, ti portano in luoghi inesplorati che talvolta si chiamano malattia, nuovi lavori, grandi problemi, ma non vi inquietate: sto bene adesso e mi sono assentata per un lungo periodo proprio per non tediare nessuno con le mie beghe di salute e non. Detesto la gente lamentosa e non voglio far parte di quella schiera.

Durante la mia assenza ho scritto parecchio, ma sempre in silenzio, con una consapevolezza nuova, senza mai smettere di pensare a come far resuscitare il mio spazio virtuale: ho deciso di parlarvi di me soltanto quando avrò qualcosa di interessante da dire e di pubblicare post che riguardano principalmente scrittura, libri, film e curiosità.

Comincio con un film perché è stata proprio “La forma dell’acqua” a spingermi a condividere di nuovo le mie aspirazioni con gli altri dopo un naufragio (quello del mio ultimo progetto) che mi ha arrecato un grande dolore, una sofferenza che mi ha spinto definitivamente su altre sponde: la scrittura è la mia vita, ma evidentemente il fumetto non è il mio mondo, dunque mi dedicherò ad altro, ripartendo da capo, con umiltà.

Ma parliamo dell’opera di Guillermo Del Toro, uno dei miei registi preferiti: è un capolavoro che si inserisce nel filone “favola” dell’artista, è degno successore de “La spina del diavolo” e de “Il labirinto del fauno” (il mio film del cuore); è confortante che esista ancora qualcuno capace di esplorare i sentimenti con tale delicatezza e di dipingere ritratti di donne diverse dai soliti stereotipi, passando dalla coraggiosa partigiana Mercedes a Elisa, “la principessa senza voce”, che illumina lo schermo con la sua grazia; forse “non è una bellezza” nel senso classico del termine (come le dice brutalmente il cattivo, un Michael Shannon in stato di grazia), ma così leggiadra, femminile e dolce che è impossibile non amarla.

In molti hanno liquidato la storia come l’ennesima versione de “La Bella e la Bestia” e in un certo senso il film ha molti punti di contatto con la celebre favola, ma qui non ci sono principi e fanciulle perfette, bensì persone straordinarie nella loro semplicità: due donne delle pulizie – una muta e timida, l’altra vulcanica, con un marito inetto, volgare e scorbutico, che tuttavia ama – un artista omosessuale senza lavoro, una spia combattuta fra il suo patriottismo e l’ammirazione per la creatura che gli ottusi burocrati vogliono vivisezionare e poi lui, “lo splendido mostro” (Doug Jones, l’inimitabile) di cui anch’io mi sarei innamorata se fossi stata al posto di Elisa.

L’apertura è magnifica: il bugigattolo dove vive Elisa immerso nell’acqua, lei che fluttua sopra il divano che funge da letto, soavemente addormentata, mentre la voce narrante ci anticipa molto di ciò che vedremo… e magnifica è la ricostruzione dei primi anni ’60, ben diversi da come sono percepiti nell’immaginario collettivo grazie a Happy Days e alle immagini patinate dell’epoca, un’epoca buia per “i diversi”, ovvero, per le donne, per i disabili, per le persone di colore e per gli omosessuali, accomunati al “mostro” dalla non accettazione da parte dei “vincenti”: l’amabile sorriso del giovane imprenditore nasconde una grettezza disgustosa come le torte che vende (immangiabili, ma dall’aspetto splendido) e la scintillante Cadillac compensa la frustrazione di un sadico, avido lettore di libri motivazionali, marcio dentro e anche fuori.

In tutti i suoi film Del Toro sottolinea che la diversità è una ricchezza, ma è un messaggio che in Italia non passa, soprattutto in questo periodo in cui il vero naufrago è il buon senso.

Che altro dire di questo gioiello? Guardatelo e non ve ne pentirete: non è facile trovare una storia d’amore narrata in modo non banale e un erotismo non scontato… aspettate di vedere la scena in cui Elisa allaga il suo bagno e poi mi direte.

Ho appena letto che il film è stato citato per plagio, ma non avendo visto l’opera della persona che l’ha accusato, non posso pronunciarmi; dico solo che mi sembra strano che il regista non abbia citato una fonte, visto che il film è pieno di riferimenti ad altri lavori e lui non ne ha mai fatto mistero: io credo che sia in buona fede e, qualunque sia l’esito, auguro al suo capolavoro tanta fortuna e longevità, sperando che commuova tante altre persone oltre alla sottoscritta.

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