Intermezzo

By 14 maggio 2016Film, Letture, Moleskina

Questo mese abbiamo parlato sempre dello stesso argomento – il work in progress del mio ultimo romanzo – e visto che detesto la monotonia, è arrivato il momento di fare una pausa e di cambiare discorso, anche perché è davvero troppo tempo che non facciamo una chiacchierata sul cinema e sulla letteratura.

Qualche giorno fa vi ho parlato di un film che mi aveva colpito molto e di un libro che ho apprezzato tantissimo: oggi vi parlerò di entrambi.

Il film in questione è Anomalisa di Charlie Kaufman. Ammetto di essere di parte perché a mio avviso Kaufman è il miglior sceneggiatore vivente – se non avete visto Il Ladro di Orchidee ed Eternal Sunshine of the Spotless Mind, vi consiglio di rimediare quanto prima perché sono due film di una bellezza unica – ma in questo caso ero partita un po’ prevenuta perché Kaufman non era stato altrettanto brillante come regista con Synecdoche, New York.

Anomalisa è così intenso da far star male e chi conosce questo artista non dovrebbe esserne sorpreso perché esplorare gli antri più nascosti dell’animo umano per portare alla luce sentimenti profondi, inconfessabili, nobili o meschini è la sua specialità; Michael, il protagonista, si muove in un mondo in cui tutti – tranne lui – hanno la stessa faccia e la stessa voce (anche le donne sono doppiate con una voce maschile, sempre uguale).

Michael è un uomo di successo, ha una famiglia eppure è inquieto, cerca di capire qualcosa che non riesce a focalizzare, di recuperare una felicità passata che gli è sfuggita da tempo: a un tratto sentirà una voce diversa da tutte le altre, la voce di una ragazza, Lisa e penserà di aver trovato quello di cui aveva bisogno, ma la realtà è molto più complessa di così. 

Il finale ti accartoccia il cuore, soprattutto durante la magistrale scena della colazione, che non vi racconterò per non rovinarvi la sorpresa… Kaufman riesce perfino a far sembrare densa di significati e struggente una canzone come questa:

Guardatelo: è un’esperienza quasi mistica.

Il libro, invece, si intitola Dalle Rovine ed è stato scritto da Luciano Funetta.

Ho avuto la fortuna di riuscire a scambiare qualche parola con l’autore riguardo alla scrittura e mi aspettavo che il suo romanzo fosse ottimo, ma non certo così… magico! La sua scrittura asciutta e decisa trasporta subito in un mondo decadente e inquietante – soprattutto grazie a quel “noi” che accompagna il protagonista e il lettore durante tutta la vicenda – un mondo che mette a disagio e da cui vorresti scappare, ma che ti intrappola fino all’ultima pagina.

Per stemperare la tensione che mi provoca ripensarci, beccatevi questi serpenti molto diversi da quelli che troverete nel testo…

Illustrazione Scaricata da QUI.

Illustrazione Scaricata da QUI.

Sono pochi i libri che si lasciano leggere tutti d’un fiato senza annoiarti mai e Dalle Rovine appartiene a questa categoria; nelle sue atmosfere oniriche, in una città immaginaria che sembra sempre sul punto di disgregarsi, si muovono alcun tra i personaggi migliori della letteratura italiana degli ultimi anni e – oltre a essere avvincente e originale – questo libro è anche una potente e magistrale lezione di scrittura…

E se non bastassero tutte queste ragioni per convincervi a leggerlo, ce n’è un’altra descritta da questo splendido aforisma:

Leggere un libro non è uscire dal mondo, ma entrare nel mondo attraverso un altro ingresso.

(Fabrizio Caramagna)

E con questo, vi do appuntamento a domani, lettori indefessi… buon sabato! 

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