Due parole su George

By 26 décembre 2016Sconforto

Detesto scrivere necrologi perché troppa gente lo fa solo per accaparrarsi qualche like in più e ogni volta che butto giù qualche riga su una celebrità che ci ha lasciato prematuramente temo di essere accomunata a uno sciacallo da tastiera, ma non posso ignorare la morte di uno dei miei cantanti preferiti, uno dei pochi che non ho mai smesso di ascoltare.

La musica di George mi ha accompagnato in tutte le fasi della mia vita, rendendo i momenti peggior un po’ più sopportabili: lui è stato l’unico a farmi fatto davvero commuovere in occasione del Freddy Mercury Tribute Concert quando ha cantato « Somebody to love » ed è anche l’unico che ho ascoltato ininterrottamente fino a ieri, quando ero indecisa se pubblicare o meno per l’ennesima volta « Last Christmas » come canzone-simbolo del mio Natale… mi sento tremendamente in colpa per non averlo fatto, dunque rimedio subito.

Lui era bellissimo e mi sono consumata gli occhi a forza di guardare e riguardare il video di « Faith » e di « I want your sex« , dunque è normale che voglia ricordarlo così…

26george

Anche se quando ha fatto coming out per me non è cambiato niente perché non avevo una semplice cotta per George, come succede spesso quando sei molto giovane, io amavo proprio l’artista e ho sempre fatto il tifo per lui, soprattutto nei sui momenti di crisi.

Non so se in questo momento sto piangendo per lui, per i ricordi che sono legati a parecchie sue canzoni o perché non se n’è andata soltanto una persona eccezionale, ma anche un altro pezzo della mia infanzia, per mano a una bella fetta della mia adolescenza, com’è già successo con la scomparsa di David Bowie.

Non lancerò invettive contro il 2016 come stanno facendo tutti perché mi sentirei incredibilmente stupida, mi limito a salutare con affetto un artista che ha occupato un posto importante nel mio cuore e che lo occuperà sempre grazie alla sua musica perché quando le cassette si sono rovinate e nemmeno la mia fedele Bic è riuscita più a riavvolgere, le ho sostituite con i cd, che sono ancora con me per darmi una scossa quando ne ho bisogno.

Su Facebook oggi si sprecheranno le incursioni degli « originali » che non perderanno occasione di ironizzare su una morte illustre, quelli che si scontreranno in gare di cinismo, i fan dell’ultimo minuto e di certo non mancheranno neppure i dispensatori di sentenze, cioè quelli che vorrebbero dirti per chi è giusto soffrire e per chi no e che redarguiranno gente come me, tirando in ballo guerre, fame e cataclismi; si tratta di una delle tante manifestazioni dell’imbecillità umana, che ignorerò come ho sempre fatto, tenendo a mente proprio una delle frasi più famose dell’uomo che sto celebrando:

Non si troverà mai la pace interiore fino a quando non si imparerà ad ascoltare il cuore.

George Michael

E a tutti coloro che si sentono speciali quando elargiscono sentenze consiglio caldamente di prestare orecchio ai loro veri sentimenti e di astenersi da qualsiasi commento se non hanno nulla di intelligente da dire: il mondo sarebbe un posto migliore se ognuno pensasse prima di aprire bocca (o di poggiare le dita sulla tastiera) e le conversazioni brillanti fossero intervallate soltanto da musica o preziosi silenzi.

Stamani ero di ottimo umore prima di ascoltare il notiziario: avrei voluto scrivere un post sul Natale appena passato, ricco di sorprese e di gran lunga superiore alle mie aspettative, ma mi sembra fuori luogo parlarne ora: lo farò quando un po’ di tristezza sarà scivolata via.

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