Agata – Seconda Parte

Illustrazione Scaricata da QUI.

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Il temuto Ferragosto è alle porte, ma qui si continua a scrivere imperterriti.

Nel momento in cui leggerete questo post, io sarò in viaggio verso Perugia con la mia metà, che sarà uno dei testimoni al matrimonio di un suo caro amico: sono contenta di questa trasferta perché ho davvero bisogno di cambiare aria per un po’…

Mio padre ha fatto uscire di casa Dusty prima del tempo e sono furiosa oltre che molto preoccupata per il mio micio ancora convalescente, che se ne va in giro come se poche ore fa non avesse rischiato la vita, ma preferisco non dire di più sull’argomento perché la voce della rabbia pronuncia sempre frasi molto spiacevoli ed è meglio che la faccia tacere prima di perdere il controllo.

Parliamo d’altro, parliamo di Agata: un desiderio è stato espresso e una ragazza insicura è stata umiliata… cosa succederà adesso? Qui sotto c’è la risposta.

Buona lettura e buona domenica, amici curiosi!

AGATA – SECONDA PARTE

Non abbiate paura del dolore, o finirà o vi finirà.

Seneca

[…] Agata restò lì, come un pezzo d’arredamento fuori luogo, incapace di protestare.

Non appena fu sola, il suo indice cominciò a gonfiarsi. Sul polpastrello si era formata una pustola, che pulsava e si espandeva, pulsava e si espandeva… e quando raggiunse la grandezza di una biglia scoppiò in uno zampillo di pus; dal fluido giallastro emerse una fiumana di piccoli insetti che sembrava non finire mai. I parassiti le si arrampicarono lungo il corpo e in breve Agata sentì tutti i suoi orifizi riempiti da un brulicare di zampine che si muovevano all’unisono dentro di lei.

La ragazza si piegò in avanti e cadde, come se qualcuno le avesse spezzato le gambe: sentiva le ossa che crescevano e che si allungavano, lacerandole la carne. Si contorse per mettersi supina e cercò di respirare, ma emise solo un rantolo strozzato; la sua pelle si stava assottigliando e le zecche dentate le stavano strappando lembi di grasso a morsi.

Agata sentì l’impulso di allungare le braccia dietro la testa: era completamente in tensione, tanto che la colonna vertebrale schioccò e per un attimo non sentì più niente: pensò che il trauma l’avesse paralizzata, ma pian piano un formicolio invase le sue membra e lei fu in grado di rialzarsi.

Agata barcollò fino all’auto scintillante della bionda, che le rimandò un riflesso insperato: aveva guadagnato almeno quindici centimetri in altezza ed era sottile come un giunco. Era così contenta da riuscire perfino a sopportare il dolore, un’agonia prolungata che somigliava a quella di un’operazione senza anestesia.

Si sentì elettrizzata quando pensò a come avrebbe reagito Nico a quell’incredibile metamorfosi e si appoggiò all’auto, cercando di emulare una di quelle languide modelle di cui i cataloghi del suo ragazzo erano zeppi, ma quando Nico rientrò in officina la guardò appena e disse:

“Togliti di lì che l’ho appena lucidata e fila a cucinare: abbiamo ospiti a cena…”

La serata trascorse tra discorsi futili e ammiccamenti tra Nico e Amanda, una delle sue tante amiche. Quando tutti se ne furono andati, Nico fece notare ad Agata quanto fossero anonimi i suoi occhi castani rispetto a quelli della sua ospite.

Agata si chiuse in bagno per piangere, ma non ne ebbe il tempo: i bulbi oculari le si sbriciolarono, un fiotto di sangue e zecche le sgorgò dalle orbite, accecandola per qualche secondo e quando rialzò la testa aveva due grandi occhi turchesi: si sentiva come se mille aghi la tormentassero dall’interno, tuttavia era radiosa perché era certa che Nico stavolta sarebbe rimasto a bocca aperta…

Aprì trionfante la porta del bagno e sfoggiò il più luminoso dei suoi sorrisi, stringendo i denti per il dolore, ma Nico non poté vederla: dormiva già. […]

Continua e finisce domani… Stay tuned!

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