Agata – Prima Parte

Illustrazione Scaricata da QUI.

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Come vi avevo anticipato qualche post fa, da oggi fino a lunedì, pubblicherò un mio breve racconto a puntate: ha molti difetti e ve lo faccio leggere proprio per questa ragione… è il mio primo tentativo con il genere horror e vi servirà da paragone con i miei testi più recenti, in particolare con i quattro che troverete nella raccolta Horror Storytelling 2 (Watson Edizioni); ne ho fatta di strada da Agata, anche se non è passato moltissimo tempo e questo dimostra che una pratica costante – congiunta a tanta lettura – fa miracoli.

Per scoprire quanto mi sono evoluta vi servirà il libro (seguite il link qui sopra se vi interessa), ma per curiosare nei miei esordi letterari, vi basterà leggere qui sotto. Come d’abitudine accompagnerò a ogni post un’immagine simbolica (in testa all’articolo), una frase adeguata all’argomento trattato (prima della sezione di racconto) e una canzone che ben rappresenta il mio umore nel momento in cui pubblico ogni estratto (in chiusura).  Detto questo, buona lettura e a domani, amici invisibili!

AGATA – PRIMA PARTE

                                                                                                         

Si misura l’intelligenza di un individuo dalla qualità d’incertezze che è capace di sopportare.

Immanuel Kant

Quella mattina Agata era riuscita ad alzarsi dal letto e a uscire… Un gran passo avanti, visto che da quando faceva coppia fissa con Nico apriva gli occhi in tarda mattinata e non vedeva l’ora di richiudergli. Sognava baci e ciambelle glassate: la dolcezza le era concessa solo lì, nei sogni, perché per Nico le smancerie erano roba da femminuccia; era un tipo concreto, lui e la faceva sentire più una polizza che la sua ragazza quando diceva ai suoi amici che lei era “una che ti fa sentire sicuro”.

Agata era sempre “troppo” per lui: troppo goffa, troppo sciatta, troppo tonta, troppo taciturna. Prima di addormentarsi, le piaceva visualizzare quei “troppo” come erbacce in un bel prato: avrebbe tanto voluto estirparle tutte per diventare la fidanzata perfetta.

Vide il bambino all’improvviso: alcuni bulli lo tenevano fermo, mentre infierivano sul suo cane, una nuvola con le zampe che avrebbe intenerito anche un serial killer. Le bastò gridare qualche minaccia per mettere in fuga la banda: erano dei ragazzini codardi, in fondo. Il piccolo scrutò Agata. Lei si accucciò per ricambiare lo sguardo e toccò il cane, ma qualcosa le punse un dito: era una minuscola zecca, che lei staccò d’istinto.

“Cosa desideri?” chiese il ragazzino.


“Vorrei appagare tutti i desideri del mio fidanzato.” rispose lei, d’istinto, incapace di trattenersi.


“Lo hai detto tu” disse lui “Io non posso che accontentarti…”

Quando Agata si girò il piccolo era già lontano e il cane si alzò per corrergli dietro, vispo come se non gli fosse successo nulla.

Arrivata all’officina, Agata trovò Nico in compagnia dell’ennesima bionda in panne dalle gambe chilometriche: lui ci metteva sempre anima e corpo nel suo lavoro, soprattutto corpo, infatti, si era premurato di togliersi la maglietta mentre snocciolava la sua conoscenza dei motori a quella bambola con gli occhi sgranati, ipnotizzata dagli addominali di quel genio della meccanica.

Agata aspettò paziente e non ricevette nessun bacio, ma solo un consiglio quando accompagnò la cliente all’esterno: “Sei ingrassata ancora: troppe ciambelle, bimba… non si può fare il paragone, ma vorrei che tu ti sforzassi di somigliare un po’ a Linda” disse, indicando la bionda. […]

To be continued…

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